Ti ricordi?

Silvia e Papà

Ti ricordi il giorno in cui sono nata? Quando la mamma urlava di dolore in sala parto e tu te ne stavi fuori ad aspettare, pallido come un cencio, totalmente inconsapevole di ciò che ti aspettava ma, suppongo, con il cuore gonfio di gioia.
La prima di quattro era lì, dietro l’angolo, pronta a dare il via alla numerosa famiglia Muraro. C’ero anche io in quel momento, ma a dire il vero ho dei ricordi piuttosto sbiaditi.
Quando poi li ho vissuti, 22 anni più tardi, ho capito quello che hai provato: pura magia.

Quello che invece ricordo nitidamente, sono le esperienze che abbiamo fatto insieme, i passi che abbiamo percorso fianco a fianco. Probabilmente alcuni sono impressi più nella mia memoria che nella tua.

Ti ricordi quando avevo poco più di quattro anni e il nonno Ruggero se n’è andato? Eri seduto sul bordo del mio lettino, mentre mi spiegavi cosa fosse la morte, Matteo era piccolissimo e dormiva nella sua culla. Ti ho visto piangere per la prima volta. Non lo dimenticherò mai.

Ti ricordi quando, da poco compiuti otto anni, mi hai messo in mano “La Metamorfosi” di Kafka, insegnandomi l’amore per i libri? Forse non te ne sei accorto (oppure lo sai e gongoli di nascosto), ma è una passione che mi hai trasferito e per la quale non smetterò mai di ringraziarti. La tua incredibile biblioteca, di fronte alla quale i miei amici mi hanno sempre chiesto “ma li ha letti tutti tuo papà?”, è stato per me motivo di orgoglio. Gregor Samsa è uno dei pochi personaggi letterari di cui non scorderò mai il nome.

Il mito della caverna di Platone, che oggi stai raccontando ai tuoi nipoti, è un altro di quei ricordi che custodisco gelosamente e per il quale ti prendiamo in giro da anni, io e gli altri tre che hai messo al mondo. Magari allora eravamo troppo piccoli per capire che l’uomo scambia per realtà quella che ne è soltanto una proiezione, ma a te pareva non importare, e la lezione, in un modo o nell’altro, è arrivata.

Ti ricordi quando mi portavi alla feste dell’Unità? O ai comizi di Cacciari, di Folena (il mio preferito), di Veltroni? Io con le mie piccolissime scarpe da ginachita ti seguivo per accaparrarmi gli adesivi e mangiare patatine fritte. C’era un sacco di musica, e a me piaceva da morire. E i pomeriggi alla Casa del Popolo?
Ancora oggi mi danno della comunista.

C’è un ricordo su tutti però che è solo mio, e che mi fa sorridere ogni volta che ci ripenso.
Ti ricordi che mi portavi a Venezia quando dovevi sostenere gli esami di filosofia?  Avevo più o meno dieci anni e la routine di quei giorni è una delle cose più belle della mia infanzia. Il viaggio con il vaporetto, esplorare i saloni, le aule, le scale ricoperte di velluto rosso della Ca’ Foscari, mangiare panini caldi tra le calle veneziane, e soprattutto, affondare i denti nel Gianduiotto con la panna montata.

Ma ricordo anche le difficoltà legate al lavoro, gli impegni in politica, la tua assenza era palpabile, e madre ha fatto un gran lavoro. Spesso tutto da sola. Cerca di ricordarlo la prossima volta che ti farà arrabbiare….
Sei testardo, capoccione, spesso arrogante e a volte egoista, ma che ci vuoi fare? ormai ti teniamo così come sei, a sessant’anni sarebbe assurdo chiederti di cambiare.

Buon compleanno papà.

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