Non ho condiviso la foto di Aylan

candleinthewind

Non ho condiviso la foto di Aylan perché faceva troppo male.
Un dolore fisico, penetrante e carico di angoscia. Un dolore che, essendo genitore, probabilmente ho vissuto in modo particolarmente coinvolgente. Un dolore carico di senso di inadeguatezza, di impotenza, di vergogna. 

Non ho condiviso la foto di Aylan perché, contrariamente a come ha scritto qualcuno, Aylan non era mio figlio, non era nostro figlio. I nostri figli stanno ordinando i loro nuovi Eastpack per la scuola, stiamo ricamando i loro nomi sui coloratissimi grembiuli dell’asilo, si apprestano a fare le visite mediche per la piscina, il calcio, la danza, il corso di tennis. 

Purtroppo Aylan non era mio figlio, altrimenti sarebbe un privilegiato, come lo sono i nostri figli, come lo siamo tutti noi. Privilegiati per essere nati in una parte del mondo in cui la sopravvivenza e la libertà sono diritti inalienabili, che nessuno osa mettere in discussione.

Invece Aylan era figlio della guerra, morto per mano della sua stessa madre, non quella che l’ha partorito, naturalmente, ma quella in mezzo a cui è nato e, per troppo poco, cresciuto. 

Non ho condiviso la foto di Aylan perché Aylan non può e non deve essere una foto da condividere.
Aylan non può e non deve essere il simbolo di un mondo allo sfascio, perché prima di qualsiasi strumentalizzazione, prima di diventare il mezzo con cui smuovere le coscienze, Aylan era un bambino. Un bambino che non potrà mai essere un uomo. 

Ma soprattutto non ho condiviso la foto di Aylan per rispetto nei confronti suoi e della sua famiglia. Per rispetto di tutte le migliaia di Aylan che non diventeranno mai foto da condividere sui social, ma resteranno ugualmente e per sempre, il volto del dolore e della guerra. 

Questa è stata la mia scelta, ma ben vengano le strumentalizzazioni se poi sono davvero strumentali, se riescono – cioè – nel loro intento di sensibilizzazione di quei quattro pecoroni che siamo. 

Quando non ci saranno più Aylan da fotografare sulla battigia e condividere su Facebook, forse allora potremo dire che il mondo farà un po’ meno schifo. 

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