Nel nome di…

leoteatroQualche tempo fa avevo pubblicato questo post in cui mi interrogavo su come una madre possa capire se il proprio figlio/a, sia o meno felice. Mi interrogavo, e continuo a farlo, su quanto sia difficile carpire anche il più piccolo segnale che un adolescente lancia al mondo esterno per dire “ci sono anch’io, eccomi qui.”
Ho cercato di scrutare nei tuoi silenzi e nelle tue prese di posizione per non essere tagliata fuori dalla tua realtà, perché non c’è niente al mondo che io desideri di più che conoscerti, capire quello che provi, sapere come vedi la vita.
Tutte risposte difficili da trovare, hai una corazza dura, a volte difficile da scalfire. Tutte le domande che ti faccio, le frasi che mi aspetto di sentirti dire, e che puntualmente non arrivano, non fanno che portarmi a chiedermi in continuazione se io stia o meno facendo bene il mio lavoro.

Ieri sera ho capito che le parole non servono. Che ci sono domande le cui risposte non sempre hanno bisogno di essere dette a voce alta. A volte basta sussurrarle, a volte invece basta solo guardarti fare quello che ti piace.
Mi chiedevo se fossi felice, soddisfatto di come la tua giovane vita stia prendendo la sua strada. Mi hai risposto a tuo modo, riempiendomi il cuore di emozioni indescrivibili e gli occhi di lacrime.

Quando ieri sera ti ho visto su quel palcoscenico, concentrato, sicuro di te, preciso e dannatamente serio, ho capito che mi sto preoccupando per nulla. Mentre interpretavi quel monologo scritto di tuo pugno, che mi hai tenuto nascosto per tutti questi mesi, le mie preoccupazioni di mamma si sono scontrate con la tua forza. E si sono arrese.
Io stessa mi sono arresa. Arresa alla consapevolezza che stai diventando uno splendido uomo, che sei capace di esprimere sul palco di un teatro gremito di gente le tue idee, la tua visone del mondo, che ti interroghi su ciò che ti circonda e cerchi di trovare risposte mai banali.

Grazie a chi ha reso colmo di gioia il cuore di questa mamma spaventata, grazie ad Alessando Sanmartin e al suo gruppo teatrale Livello 4, al Laboratorio Teatrale dei Licei di Valdagno, a tutti e 35 gli splendidi studenti che ieri sera si sono esibiti al Super mettendo in scena una rivisitazione della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, e l’hanno fatto con il cuore pulito che solo un ragazzo può avere.
Ma soprattutto grazie a te Leo, che mi insegni tutti i giorni l’importanza di lasciarti i tuoi spazi, e che ripaghi i nostri sforzi rendendoci orgogliosi oltre ogni misura.

E ora forza, una nuova sfida vi attende. È arrivato il momento di portare a casa un altro premio Giorgio Gaber.

lo spettacolo:

“Nel nome di…”, con la regia di Alessandro Sanmartin
Le guerre di religione non sono mai cambiate col passare degli anni: leggendo la Gerusalemme Liberata di Tasso ci si rende conto facilmente che vengono raccontate sempre le stesse atrocità, gli stessi valori, gli stessi ideali, lo stesso Dio.

Ma quale Dio ha bisogno di tanta violenza?

“Nel nome di…” è un viaggio attraverso odio e amore, passato e presente, è un tentativo di vedere fiori colorati in mezzo alla terra arida e alla desolazione che la guerra si lascia alle spalle, con la serietà e la leggerezza di cui solo il teatro può essere capace.

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6 pensieri su “Nel nome di…

  1. L’ha ribloggato su Ziomuro Reloadede ha commentato:
    Tale zio tale nipote, anche se il teatro fa parte di un momento della mia vita (lo stramaledetto liceo) che per fortuna ho chiuso per sempre in un cassetto. E ho buttato la chiave, per dimenticare!!!!

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