Quel giorno stavo stirando

11 settembre
credits: fanpage.it

Quel giorno stavo stirando. Me lo ricordo come fosse ieri.
Il giorno in cui tutto è cambiato, in cui il mondo è cambiato, nel nostro modo di viaggiare, di pensare all’America, di dubitare delle nostre certezze, di guardare allo straniero con il turbante, quel giorno maledetto di 13 anni fa, l’11 Settembre 2001, io stavo stirando. E sono certa che ognuno di noi ricordi esattamente cosa faceva in quel momento. Rimarrà per sempre tra i ricordi che si incastrano nella memoria, e ci rimangono, per sempre.
Avevo organizzato in salotto la mia postazione da stiro: ferro a destra, cestone con la biancheria dietro le spalle e televisione accesa su MTV, un classico.
Avevo quasi 23 anni, di lì a pochi giorni mio figlio (il primo) ne avrebbe compiuti due, e in quel momento dormiva beato in culla nella sua cameretta.
All’improvviso il telefono che squilla, e mio marito tutto agitato che mi dice “stai guardando la tv? hai visto cosa è successo? qua parlano di un attentato all’aereo del presidente americano, hanno cercato di uccidere Bush.”
Ricordo di aver cambiato subito canale, erano circa le 3 del pomeriggio, e di essermi sintonizzata su Rai Uno. Non saprei dire quanto tempo sia passato prima che capissi veramente ciò che stava accadendo. Ma la prima reazione fu, come per tutti immagino, di sgomento e di paura. Sono corsa in camera di mio figlio, ancora con il telecomando in mano, per assicurarmi che stesse bene. Quel disastro si stava consumando a 7.000 chilometri da casa mia, ma il mio primo istinto è stato quello di controllare il mio bambino, come se in qualche modo quello che stavo guardando al telegiornale avesse potuto colpire anche lui.  Cuore di mamma.
Mi rivedo ancora lì, seduta sul mio vecchio divano rosso, con la bocca aperta e gli occhi rigati di lacrime. Si, ho pianto, e anche tanto, pensando a quanto sarebbe stato difficile crescere un figlio in maniera adeguata in un mondo capace di dispensare tanto dolore. Ricordo perfettamente di essermi detta “che futuro ti aspetta amore mio?”.
Poi il secondo aereo, in diretta. Un colpo dritto al cuore. Prima ancora di essere in grado di realizzare la gravità del disastro, le notizie dal resto degli Stati Uniti arrivavano a raffica: Washington, Il Pentagono, lo United Airlines 93sentivo parlare di Al-Qa’ida, di Bin Laden, di terroristi spietati, ma tutto quello a cui riuscivo a pensare era il dolore che si stava accumulando. E non era finita.
Poi le torri hanno cominciato a crollare davanti a miei occhi increduli, si stava sgretolando la vita che contenevano, anzi le migliaia di vite, cancellate, spazzate via in un attimo, senza che nessuno potesse fare nulla per evitarlo. 

I giorni che hanno seguito la tragedia dell’11 Settembre sono stati surreali. Non si parlava d’altro, io continuavo a rivedere le immagini della disperazione, di chi si lanciava dalla finestre del World Trade Center, e di chi rimaneva immobile in mezzo alla strada, coperto di polvere e di morte. Ho avuto spesso incubi in quel periodo, sognavo la mia famiglia che veniva attaccata, o bombe che cadevano dal cielo, in continuazione.

In questo giorno la frase che sento ripetere più spesso è “per non dimenticare”, ma c’è qualcuno che crede davvero sia possibile farlo?

E voi, che cosa stavate facendo l’11 settembre 2001?

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