C’era una volta una bambina

lungomare delle palme

C’era una volta una bambina paffutella con la frangetta e gli occhioni sempre sgranati.
Questa bambina aveva una nonna che parlava una lingua strana. La nonna veniva da un paese lontano, e per questo motivo parlava una lingua strana.

La piccola, nata e cresciuta nella produttiva Valle del Chiampo, a volte aveva qualche difficoltà ad interagire con la sua nonnina, perché questa utilizzava parole ed espressioni verbali che non sentiva da nessun’altra parte. Quando le chiedeva se c’era la Nutella, la nonna rispondeva: ‘Ndavi ‘ndaviri dinta a cristallera*, oppure quando usava una posata che non andava bene, la ammoniva dicendole: Che fai? Pigli l’acqua ca’ broccia**?
Con il tempo però, con l’aiuto della sua mamma e grazie anche all’abitudine, la bambina imparò a capire ciò che la sua nonna, in modo così complicato, le diceva. Le stava insegnando quella sua strana lingua apparentemente incomprensibile e, piano piano, la bambina iniziò ad utilizzare quel linguaggio come una specie di codice per comunicare all’interno della famiglia. Con i suoi fratelli, i suoi cuginetti e parenti stretti.
Mentre la bambina era ancora molto piccola, e i suoi genitori ancora molto giovani e incoscienti, iniziarono ad andare in vacanza nel lontano paese dal quale veniva la nonna. Con la Dyane 2 cavalli, attraversavano per lungo l’intera penisola, impiegandoci probabilmente una giornata intera, e poi, finalmente, arrivavano al mare. Con il passare degli anni, le auto impiegate per il lungo viaggio si facevano via via più comode, e si andavano riempiendo di nuovi bambini, cosicché la piccola poteva condividere quelle avventure di quasi 1.300 chilometri con i suoi fratelli. Con la sorellina prima, e con i due fratellini nel giro dei successivi 10 anni, poi.

Il paese d’origine della nonna si affacciava sul mare. Le case in cui la bimba passava le estati con la sua famiglia si trovavano, letteralmente, sulla spiaggia. Era sufficiente attraversare la strada per far sprofondare i piedini ciccioni sui sassolini incandescenti che si tuffavano in un mare azzurro e cristallino. La piccola passava le giornate in acqua, non aveva bisogno d’altro per divertirsi. Tra i tuffi, gli schizzi con gli amichetti, le immersioni, il morto a galla e la parmigiana di melanzane, la sua vita le sembrava un’estate che non poteva finire mai.
Ma gli anni passavano e la bambina cresceva. Tornò in quel paese con il treno, viaggiando di notte, con sua sorella, sua cugina e la nonna, tre adolescenti con il cuore gonfio di emozione, prontissime a rivivere la felicità delle estati passate. Il juke box in spiaggia, le prime uscite la sera sul lungomare, il gelato all YMCA, le partite di beach volley, le prime cotte lontano da casa, la pizza e la coca in quella pizzeria dove andavano tutti…Modi diversi di divertirsi, ma la stessa identica magia.

Fu così che trascorsero 17 lunghissimi anni. Anni in cui la bambina si sposò e diventò mamma a sua volta. Non aveva più la frangetta, ma i suoi occhi erano rimasti gli stessi che si sgranavano davanti alla immensa distesa celeste del mare. Per una serie incredibile di coincidenze, di vacanze che non sono andate come avrebbero dovuto, la bambina si ritrovò a guardare quello stesso mare, quasi 20 anni dopo.
Quando rivide la spiaggia della sua infanzia, i luoghi della sua fanciullezza, pieni zeppi di ricordi di persone meravigliose che oggi non ci sono più, il suo cuore per un secondo fece un tonfo che la catapultò indietro nel tempo.

Quella bambina ero io, e quel paese sul mare si chiama Siderno.
Dopo 17 anni ho ritrovato le persone con cui ho trascorso estati meravigliose ed emozionanti, persone che mi hanno insegnato a mangiare cose diverse, a parlare in modo di diverso, persone che mi hanno aperto le loro case come se ci vedessimo ogni fine settimana. Sono tornata bambina, anche se solo per pochi giorni. Liliana, Francesca, Antonio, Nazareno, Mauro, Giuseppe, Alberto, Alessia, Beatrice….a voi va il mio pensiero e il mio grazie.
Non mi ero mai resa conto di quanto si possa essere legati ad un luogo, di quanto la malinconia a volte si nasconda così bene dentro di noi e ci dia l’illusione di dimenticare. Ma le cose che ci hanno reso tanto felici sono impossibili da dimenticare. Le teniamo lì, ovunque decidano di nascondersi, e quando meno ce lo aspettiamo, tornano per strapparci un sorriso.

 

*dovrebbe essercene dentro la cristalliera

**cosa fai, prendi l’acqua con la forchetta?

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2 pensieri su “C’era una volta una bambina

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