La potenza dei ricordi

Arzignano Viale Stazione

Ci sono ricordi saldamente ancorati alla memoria che rimangono latenti e silenziosi, quei ricordi che ci raccontano chi siamo e cosa siamo stati. Piccoli passi nel percorso delle nostre vite che compongono il viaggio di ognuno di noi.

Quelle cose a cui oramai non pensi più, perché sono passate, sono già state e non saranno mai più, le chiudi in un angolino della mente e ce le lasci, fino a quando un giorno, all’improvviso riappaiono, e magicamente torni indietro a quei momenti in cui tutto ciò che sei adesso sembra lontano anni luce da allora.

Vivo da sempre ad Arzignano, una piccola cittadina incastrata nel produttivo ovest vicentino, un paese fatto di lavoratori indefessi, la maggior parte dei quali ha contribuito a renderlo ricco e vitale, un paese in cui ci si conosce tutti, in cui  da sempre si frequentano gli stessi posti, e poco importa quale sia la differenza di età: bene o male siamo tutti legati ai medesimi luoghi.

Ieri è partita un’iniziativa che mi è piaciuta moltissimo, è stato creato su Facebook un gruppo aperto “Sei di Arzignano se…“, che ha messo in moto una macchina incredibile di ricordi, aneddoti, persone, che mi ha letteralmente catapultata indietro nel tempo, e come me, altri 1200 dei miei compaesani. Ieri Facebook è stato usato nel modo in cui dovrebbe, ovvero come vero e proprio connettore di persone. La mia TL non era la solita piattaforma di marketing o tribuna politica, ieri la mia TL era la mia città di 10, 20, 30 anni fa.

La potenza del ricordo a volte sa essere terribilmente violenta, mi è bastato leggere alcuni dei primi post per emozionarmi, per ripensare a come il tempo scorra inesorabile, a quanto io sia cresciuta, cambiata, diversa. Mi sono rivista la domenica pomeriggio in autobus con le mie amiche mentre andavamo in discoteca, quella stessa discoteca che oggi non c’è più perché rasa letteralmente al suolo, che si è portata via una parte della mia adolescenza, che ha visto nascere e morire amori e grandi amicizie.
Mi sono ricordata di alcuni amici con cui uscivo, compagnie con cui ho passato anni interi, e mi sono resa conto di non sapere dove siano finiti, cosa stiano facendo, mi sono accorta di non pensarci più.
Perché le persone dimenticano, ma non perché lo vogliono fare, semplicemente vivono, e la vita, si sa, non si ferma certo a riflettere su ciò che eri 10, 20, 30 anni fa.

Ma i ricordi, soprattutto quelli più belli nascondono l’insidia della malinconia, una malinconia positiva però, fatta di pensieri felici e ricordi che strappano un sorriso, come quella volta che…., e allora è un attimo, basta un secondo e hai di nuovo 16 anni, e la mamma della compagna di classe di tua figlia è di nuovo la ragazza con cui bruciavi al liceo.

Mi sento davvero di ringraziare la persona che ha dato il via a questo Festival dei tempi che furono, perché, oltre ad essermi  divertita a giocare con la memoria, ho capito che siamo in realtà talmente vicini da non rendercene conto, strettamente legati da un filo invisibile che, per un giorno, è riuscito a mettere insieme una comunità intera. Ho letto solo cose belle sulla bacheca del gruppo, ho visto una voglia di pensare in positivo, di essere positivi, ed è stato illuminante.

E allora mi sono chiesta se tutto quello che abbiamo fatto fino a questo momento, tutto quello che abbiamo dato, sembri un nulla rispetto a ciò che ci siamo lasciati indietro. Rispetto a ciò che avremmo voluto, ma il tempo per farlo ora non ce l’abbiamo più.
E mi sono risposta che no, perché oggi sarà il ieri di domani, e avremo sempre il tempo per creare nuovi e bellissimi ricordi.

P.S.
Cara Cristina che hai avuto questa idea, non ti conosco personalmente, ma ti dico grazie, con il cuore.

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