La rivoluzione non è per tutti

Rivoluzione

Avevo in mente questo post da qualche giorno, ma ho aspettato un po’ a  pubblicarlo perché temevo che avrebbe scatenato qualche polemica, cosa che probabilmente succederà, ma credo non ci sia niente di meglio di un confronto civile tra persone adulte, soprattutto quando questo riguarda un argomento delicato come quello del 9dicembre.

Nei giorni antecedenti l’inizio della protesta ho letto e sentito spesso dire che questa manifestazione avrebbe coinvolto tutti quanti, senza distinzione di appartenenza o anche solo di credo politico, insomma, una marcia pacifica degli italiani per gli italiani.
Tutti, indistintamente.
Ci avevano raccontato che l’Italia era pronta a dire basta! Basta alle istituzioni che non ci rappresentano più, basta ai privilegi di politici e amici di, alle ingiustizie, ai favoritismi o nepotismi di qualsiasi genere, insomma una intera nazione pronta a far sentire la voce del popolo, una voce che avrebbe dovuto essere unita, unanime e soprattutto apolitica.
E invece…

E invece questa protesta è tutto fuorché lontana dalla politica, ne è immersa fino al collo.
Non lo so, forse non ce rendiamo nemmeno conto, ma non siamo più in grado di dare alla libertà di espressione il valore che merita.
Manifestare il proprio malessere nei confronti di ciò che non funziona, ha il sacrosanto diritto di essere espresso, nel rispetto della legge e – soprattutto – delle altre persone. Ognuno può, anzi DEVE, avere la libertà di tentare di cambiare le cose come meglio crede, andando a votare o manifestando in piazza, invece sembra che in questi ultimi due giorni questo concetto non sia più valido.

Chi è tendenzialmente di sinistra e ha deciso di andare a votare domenica per scegliere il candidato del PD (si badi bene di un partito), dal quale si sentiva meglio rappresentato (non governato, rappresentato, è molto diverso!), è stato tacciato di servilismo, e quindi considerato indegno di prendere parte ad una manifestazione che in realtà toccava anche lui, o sembrava volerlo fare all’inizio.

D’altro canto, quelli che in questi giorni stanno presidiando i picchetti sono accusati di essere tutti indistintamente evasori fiscali, di essere dei qualunquisti che pensano “è tutto un magna magna“. Certo tra loro ci sono personaggi quantomeno equivoci e pericolosi (leggi per esempio Casa Pound), che si insinuano come il veleno vanificando ogni buona intenzione, e sono il motivo per cui chi non familiarizza con la destra (in senso molto lato intendo), non si sente rappresentato in questa rivolta.

E ancora, quelli che hanno votato il Movimento 5 Stelle, che dovrebbe essere apolitico per sua natura, ma che oggi ha il suoi rappresentanti in Parlamento e in Senato, non sono forse entrati a far parte dello stesso meccanismo di quelle istituzioni che tanto detestano?

Non venite quindi a raccontarci che la politica non c’entra nulla con i forconi, lo stesso Grillo ha ben pensato di cavalcare l’ondata di odio e frustrazione che sta dilagando facendosi portavoce di una cosa che lui non ha avuto il coraggio di fare, i suoi eletti dovrebbero essere ai caselli a manifestare con imprenditori  e artigiani, ma immagino sia più semplice gridare al golpe da una poltrona che vale 6mila euro al mese.

Mi piaceva come era iniziata questa cosa, davvero, ho sempre molto apprezzato chi ha il coraggio di rimboccarsi le maniche e lottare per ciò in cui crede, e non mi interessa se a manifestare ci va con la Jaguar o lo scooter, sono favorevole ad ogni forma di manifestazione pacifica che vuole urlare la propria rabbia.
Ma bisognerebbe farlo tutti insieme, a prescindere da dove uno ha scelto di mettere la croce nel silenzio dell’urna elettorale.

Questa per me sarebbe una vera rivoluzione.

Ecco, ora offendetemi pure, mal che vada perderò qualche non-amico su Facebook…cercherò di farmene una ragione.

P.S. ho un filtro per il commenti 😉

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