Dimmi che sei felice

simpson

Figli che crescono, genitori che impazziscono.

Come fai a sapere che tuo figlio è felice?
Se non ti racconta nulla e cerca di evitare le tue domande, se si isola nelle sue cuffie, nel suo iPad, nei suoi pensieri, nel suo mondo…
Ieri eri  TU quel mondo, e oggi non riesci nemmeno a capire come sia possibile entrarci, non ci sono porte, non ci sono chiavi, ma solo musi lunghissimi e silenzi.

Pensavo di essere stata brava, di avergli insegnato che con me può parlare di qualsiasi cosa, può sfogarsi, può incazzarsi, può piangere e ridere a crepapelle…e non perché io voglia controllarlo, ma perché sono qui per aiutarlo, sostenerlo, condividere con lui quello che gli passa per la testa.

E invece no. Lui tace.

Quando i capricci e i piedi sbattuti per terra lasciano spazio al silenzio, fanno un rumore assordante, ti si tuffano nel cuore e si piantano lì.
E tu pensi di avere sbagliato tutto, di non essere riuscita a fargli capire che non sei una mamma curiosa e impicciona, ma che tutto quello che vuoi è tornare a far parte di quel mondo da cui ormai ti ha bandita.
Ti viene voglia di piangere e di gridargli addosso che hai tutto il diritto di preoccuparti di ciò che prova, pensa e fa, sei sua madre cazzo! Ma poi all’improvviso ripensi ai momenti in cui ti saltava in braccio e ti si stringeva al collo con gli occhi pieni di amore e il pannolino puzzolente, e ti diceva quella frase che nessuno mai ti dirà con tanta intensità: quel ti voglio bene che ripaga di ogni fatica, di ogni notte passata in bianco, di ogni chilo preso e mai perso, di ogni festa a cui non sei andata e di ogni dolore fisico provato per metterlo al mondo.

E allora non insisti e giri le spalle per non incazzarti ulteriormente, per non incrociare quello sguardo di chi pensa di avere sempre ragione.

Ma la cosa che più mi terrorizza in assoluto è il fatto di non sapere se sia o meno felice, capiamoci, non ha nessun problema né di relazioni umane, né comportamentale, è decisamente rispettoso ed educato (in questo posso dire che siamo stati bravi io e il suo papà), va bene a scuola, è curioso e informato, ma è soddisfatto di ciò che ha?

Ci sono giorni in cui mi spacco la testa per cercare di carpire il minimo segno, cercando di cogliere messaggi dove in realtà non ci sono, lo osservo per leggere anche la più piccola sfumatura di espressione sul suo volto, ma tutto quello che vedo è in realtà la risposta ai miei (ingiustificati) tormenti, ed è una risposta che non vorrei sentire.

E allora mi arrendo all’evidenza.

Sta diventando un uomo Silvia, fattene una ragione, il piccoletto cinquenne che ti prometteva di rimanere per sempre il tuo bambino, è cresciuto e devi lasciargli lo spazio e il tempo di esprimersi nella maniera che lui sentirà più congeniale, se non ti parla è perché forse non ha nulla dirti, se non si confida è perché magari si vergogna e non sa come gestire i suoi sentimenti, o perché semplicemente non è pronto ad aprirsi e non ha ancora imparato a conoscere bene se stesso.

Dio com’è difficile crescere! Come faccio a smettere di essere così tanto chioccia? Dove trovo la forza di lasciarlo andare per la sua strada senza rischiare di perdere il mio pulcino?

La verità è che ad un certo punto arriva quel momento, quell’attimo in cui ti accorgi che i tuoi bimbi stanno diventando gli uomini di domani, non sei preparato, nessuno ti ha avvisato, semplicemente un giorno, per caso, ti scopri a farti domande che prima nemmeno ti passavano per la testa, e allora ti chiedi se stai facendo bene il tuo lavoro, quello più duro, quello più bello, quello per cui non esiste scuola che lo insegni.

Però anche tu, ogni tanto, dimmelo che sei felice…

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3 pensieri su “Dimmi che sei felice

  1. Cara amica dalla memoria corta. …c’è forse un’età più infelice dell’adolescenza? ! E poi hai un maschio davanti. …ti dirà quel che sente solo quando lo vorrà lui. Che belli i problemi dei bimbi piccoli!!!! 😉

  2. Mi hai fatta piangere.

    La cosa più difficile in assoluto dell’amore è lasciare chi ami libero. Libero di parlare, di tacere. Di andare, di tornare, di restare.

    Tu lo stai facendo: aspetti, rimani in ascolto, in silenzio, MA CI SEI. E questo un figlio lo sa, lo sente. E anche se le cime si allungano, si tendono tanto che pensi che la tempesta si trascinerà via tutto, fuori dalla baia, l’ancora tiene.

    (Corpo di mille balene! #stupidera)

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