Il sesso e l’arte, o l’arte del sesso (in pubblico)

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Un’opera di Marco Chiurato

Non sono mai stata una appassionata di arte, a dire il vero non ci ho neanche mai capito una mazza.

L’arte classica, quella che ti fa venire la pelle d’oca da quanto ti emoziona, quella che ti fa ripercorrere la storia attraverso opere che tolgono letteralmente il fiato, quella a cui non puoi dare un prezzo, ecco, quella si mi piace, e pure tanto.
Ho un ricordo vivido e intenso di quando mi sono ritrovata di fronte all’immensità del Laocoonte ai Musei Vaticani, se ci penso sento ancora la magia che mi ha trasmesso quell’intreccio di storia e leggenda, o di quando mi sono tuffata nella spettacolarità delle tele della National Gallery, o ancora la magnificenza della Cappella Sistina, tutte esperienze che mi hanno lasciato un ricordo indelebile.

L’arte con cui ho qualche problema è quella moderna, ma non moderna intesa come contemporanea o post contemporanea, arte moderna intesa come quelle cose che guardi e non capisci dove inizino o dove finiscano, quelle a cui noi comuni mortali ignoranti non troviamo un senso, quelle cose che (e cito) “il mio falegname con 30 mila lire la fa meglio”. Tutte quelle opere insomma che non si capisce perchè vengano indicate come opere d’arte.

Ma l’arte, si sa, ha mille sfaccettature, non è solo scultura, pittura, fotografia, musica, l’arte è anche rappresentazione, provocazione, a volte silenzio, a volte è una semplice foto, altre è una vera e propria messa in scena.
Ecco, con questo genere di arte, diciamo così rappresentativa, io ho un pessimo rapporto. Non la capisco, non mi interessa, non mi stimola, non sono certo tra quelli che la apprezzano, diciamo.

Questo mondo lontanissimo da me ha dinamiche che proprio non riesco a concepire, mea culpa, per carità, sono consapevole della mia ignoranza in merito, che poi disinteresse non è detto che significhi ignoranza, vero? ditemi che è vero dai…

Comunque la notizia è questa, letta stamattina:

PADOVA — Due uomini completamente nudi, due amanti, sul balcone di un palazzo storico del centro di Padova. I corpi, illuminati, si stringeranno. E, davanti a loro, un pubblico attento li osserverà, pronto ad applaudirli. I protagonisti si chiamano Piergiorgio e Remigio, due modelli che sono una coppia anche nella vita di tutti i giorni. Ma in quei minuti in cui sesso e voyeurismo si mescoleranno, non saranno due esibizionisti qualunque, e in quel loro gesto non ci sarà – o almeno non dovrebbe esserci – nulla di pornografico. Perché loro non faranno che prestare il proprio corpo per mettere in scena la performance intitolata «Hedonistic Corruption», dell’artista vicentino Marco Chiurato. Il sesso (vero, promette l’ideatore dell’installazione) tra due gay, come opera d’arte. Accadrà venerdì prossimo, inizio alle 19, a Palazzo Savonarola, nella centralissima via Dante a Padova. Ingresso – naturalmente – vietato ai minori.

Si, avete letto bene, la rappresentazione ideata dall’artista vicentino Marco Chiurato sarà un vero e proprio coito tra due amanti, un rapporto sessuale completo tra due uomini che si amano e si fanno portatori di un messaggio contro l’omofobia, attraverso la messa in scena, o meglio in piazza, del loro amore.
Ora, va bene che fare l’amore può essere considerata un’arte, va bene anche lanciare messaggi forti contro quell’ignoranza che vorrebbe confinarlo all’interno di schemi precisi e confini inviolabili, ma fare sesso in pubblico mi pare un po’ eccessivo.
Io che sono una assoluta sostenitrice dell’amore qualsiasi forma esso abbia, lo trovo assolutamente fuori luogo, lontano dal messaggio di purezza che si prefigge di mandare, più vicino ad un approccio alla Sara Tommasi per dire…

E’ bello, bellissimo avere la libertà di esprimere i propri sentimenti nei confronti della persona amata, e ancor più bello deve essere riuscire a farlo andando contro pregiudizi e preconcetti che hanno radici profonde, difficilmente estirpabili.
Ma io credo che il sesso, soprattutto tra due persone che si amano profondamente, abbia bisogno di essere costruito giorno per giorno nell’intimità, deve portare due persone a riconoscersi e a fondersi l’uno nell’altro, dovrebbe diventare quella cosa preziosa da condividere e custodire gelosamente, da che mondo è mondo, il sesso reso pubblico ha un nome diverso dall’amore, e cioè pornografia o voyeurismo.

Non vedo in alcun modo come mostrare in pubblico un rapporto sessuale tra due amanti gay possa combattere l’omofobia, anzi, lo trovo addirittura controproducente; chi non è incline a riconoscere l’amore in ogni sua forma, etero o omo che sia, troverà ancora più blasfemo un atto che di per sè dovrebbe essere pura felicità e unione. Rischia di amplificare l’odio nei confronti di chi ama in modo non convenzionale, rischia di vanificare per puro esibizionismo, anni di lotte in favore di diritti non sempre riconosciuti.

Amare liberamente è sacrosanto diritto di ogni essere umano, fare sesso in pubblico e chiamarlo arte, una neanche tanto originale trovata pubblicitaria.

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3 pensieri su “Il sesso e l’arte, o l’arte del sesso (in pubblico)

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