Abercrombie & Fitch is a terrible company

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La scorsa settimana Mike Jeffries, CEO di Abercrombie & Fitch, ha rilasciato un’intervista che non è passata inosservata, non ha parlato delle ben note difficoltà finanziarie in cui versa la sua azienda, ma di quale deve, e sottolineo deve, essere la sua clientela.
Quelli che sono stati almeno una volta in un negozio A&F, sapranno che l’ambiente è quanto meno surreale: ad accoglierti all’entrata ci sono dei Bronzi di Riace a petto nudo tartarugati che di più non si può, e bamboline (spesso) bionde dalle gambe chilometriche strizzate dentro improbabili microshort. Tu entri e pensi, li avranno messi qua per dare lustro (?) al negozio e invogliarti ad entrare…e invece no. Una volta che sei dentro, sempre che tu riesca a distinguere i tuoi piedi tanto è buio, ti accorgi che la figaggine è ovunque, la biondina del secondo piano è ancora più bella di quella che hai visto in entrata, e i maschi, qui dotati di t-shirt, sono tutti cover boy. E tu te ne stai lì in mezzo a tutti sti modelli/modelle, totalmente inebetito dalla musica sparata a 500mila decibel e ubriacato da un profumo fortissimo che oramai ti è entrato in circolo.

La policy aziendale di Abercrombie & Fitch prevede che per lavorarci dentro devi essere figo, senza se e senza ma.

Discutere sul fatto che questa sia una legittima scelta imprenditoriale, o che puzzi un po’ di discriminazione, al momento non mi interessa. Il punto è un altro.
In linea con le scelte che regolano l’assunzione dei dipendenti, Jeffries ha dichiarato che il suo brand non è indicato per vestire ragazzini che non sono cool, e tantomeno ragazze/donne che portano la taglia XL. Quindi se non sei figo e porti una 46, non solo non lavorerai mai in un negozio Abercrombie, ma non dovresti nemmeno comprarti i suoi vestiti.
I vertici dell’azienda hanno dichiarato apertamente di voler essere un brand esclusivo, tanto da arrivare a bruciare i vestiti danneggiati o invenduti, pur di non donarli ai meno fortunati, perché se sei povero, grasso e sfigato NON PUOI vestire Abercrombie & Fitch.
Follia?
Vabè fatele voi le vostre considerazioni…

In risposta a Mike Jeffries, l’americano Greg Karber, scrittore, performer, video-maker nonché critico, ha ideato un modo divertente e creativo per riaggiustare la visibilità globale che A&F  ha perso con questo scivolone.
Karber ha infatti deciso di donarne i vestiti ai senzatetto.

Se avete voglia vi consiglio di dare un’occhiata al video qui sotto, l’inizio è strepitoso.
Karber apre con un “Abercrombie & Fitch è una pessima azienda”, e prosegue dicendo che il suo CEO, Jeffries, vuole vestire solo gente magra e bella, il che è ironico perché lui è quello che vedete nella foto…

Mike Jeffries, CEO di Abercrombie & Fitch
Mike Jeffries, CEO di Abercrombie & Fitch

Dopo avere selezionato i pezzi della collezione in un negozio locale cercando quella che lui definisce la”sezione coglione”, Karber raggiunge Skid Row, una delle zone di LA con il maggior numero di senzatetto, regalando loro indumenti A&F.
Dopo la titubanza iniziale, gli homeless accettano di buon grado la donazione di Karber, che lancia un appello per far sì che il brand Abercrombie & Fitch cambi totalmente la sua faccia, diventando lo sponsor dei più sfortunati per eccellenza, i barboni appunto.
La campagna è partita sfruttando anche i social network, su Facebook, Twitter e Google +, tutti possono partecipare, regalando prima e condividendo poi, per tentare di rendere virale l’iniziativa.
Naturalmente questa è pura provocazione, ma hai visto mai che porti a qualcosa di buono….
Ah, dimenticavo, l’hashtag dedicato è questo:

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