E se i social network sparissero?

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C’è questo post davvero divertente che sta girando negli ultimi giorni su Twitter.
Me l’ha segnalato la mia social mom preferita, Alessia, anzi per dirla tutta, e per confermare che anche noi ci siamo dentro fino al collo, me l’ha ciocciolato su Twitter…vabbé ma questi sono dettagli.

Dicevo, stavo leggendo questo post (che vi consiglio caldamente se avete a che fare giornalmente con i social) e mi sono resa conto di quanto sia facile cadere nel cliché che Licordari presenta, quanto sia vero tutto quello che racconta sulla giornata tipo del social media coso (dove coso sta per manager suppongo, o forse planner o specialist o che ne so, fate voi tanto è uguale).

Purtroppo, e sottolineo purtroppo, mi sono riconosciuta in praticamente ognuno dei punti descritti, dal check ossessivo delle varie email, like, menzioni, accessi al blog, a tutte le ore in cui le palpebre non sono abbassate, all’odiosisissimo significato che ha assunto la parola “virale” nel mio vocabolario.

Dopo essermi fatta quattro sane risate, ho immaginato per un attimo un mondo parallelo in cui non esistono hashtag, non ci sono post da promuovere su Facebook, non ci sono follower da accumulare ossessivamente, non ci sono fan da stupire con effetti speciali e dove, in pratica, di virale c’è solo l’otite dei miei bambini…

Ci sono cose che diventano indispensabili pur non essendolo, provate a immaginare come sarebbe oggi la vostra vita se dal 15 maggio 2013 i social network non esistessero più.
Naturalmente se fate questo lavoro è tutto un altro discorso, io per prima rimarrei a piedi seduta stante…
Sto cercando di vedere la cosa da un punto di vista prettamente ipotetico e senza prendere in considerazione le implicazioni socio economiche che costringerebbero migliaia di social media cosi alla ricerca di un nuovo impiego.

Facebook chiude. Twitter viene sospeso. Non c’è più Instagram, né Pinterest, né Tumblr, né LinkedIn, né Foursquare, né Google Plus (aspetta aspetta…Google che?), insomma niente di niente. Non ci sono più vip o pseudo tali da stalkare a pioggia con chioccciolate e stelline a 140 caratteri, spariscono i pollicioni blu insieme alle centinaia di migliaia di fan che vogliono dire la loro, addio ai check-in in ogni luogo e in ogni lago.
Addio.

Riuscite ad immaginarlo?

Io no, onestamente.

Il meccanismo che i social network hanno innescato è, secondo me, assolutamente irreversibile; quasi una malattia degenerativa che non ha alcuna possibilità di recedere (ma in senso buono dai), anzi evolve, si sviluppa ogni giorno di più incrementando esponenzialmente il suo impatto sulle nostre vite.

Quanti di voi controllano Facebook giornalmente per esempio? Quanti di voi lo usano come fosse un quotidiano, per informarsi, per conoscere le news in tempo reale? Quanti di voi hanno cercato lavoro su LinkedIn abbandonando i vecchi annunci su Flash?
Dico Facebook per fare un esempio ovviamente, ma il concetto può essere esteso a Twitter o a qualsiasi altro social network.

Addirittura oggi i social, che hanno in parte abbandonato quella componente iniziale che ne faceva meri intrattenitori 2.0, vengono utilizzati per promuovere prodotti, brand, aziende, sono talmente intrecciati con le nostre abitudini da diventarne quasi parte integrante. Li utilizziamo per lavoro (e non mi riferisco solo ai social media cosi), per metterci in contatto con amici lontani, per ricordarci i compleanni, per far riaffiorare ricordi passati attraverso le foto condivise, per promuovere le nostre idee e anche per farci quattro risate, che non guasta mai.
Chi non ha, per esempio, un profilo su Facebook sa comunque di cosa si sta parlando, sa perfettamente come funzioni e a cosa serva, non lo usa, ma magari usa Flipboard, o Twitter o qualsiasi altro.

Ora attenzione, non sto dicendo che un mondo senza social network non sia possibile, ci mancherebbe! lo è stato fino a 6/7 anni fa, sto solo dicendo che questa rete di connessioni ci ha portato a confrontarci di più, a condividere pensieri e idee che magari non avremmo mai condiviso pubblicamente.
La velocità di diffusione delle informazioni ci rende, in parte, più consapevoli, più informati, più partecipi, c’è chi addirittura è arrivato in Parlamento contro ogni previsione usando gli strumenti 2.0, un certo Barak Obama ci è pure diventato presidente…

Stiamo parlando, ovviamente, di un utilizzo oculato e corretto dei mezzi social, di questo io credo fermamente che oggi non si possa più fare a meno.

Di tutta la merda che invece gira in rete, ecco di quella sarebbe bello liberarsi.
Ma, come si dice, Libera mente in libero stato.

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