Il dolore raccontato con gli occhi dei bambini

Schermata 2013-05-04 alle 16.21.51

E proprio quando pensi di averle viste tutte, o quasi, ecco che il mondo di nuovo ti sorprende.
Questa che è appena passata è stata una settimana terribile per quanto riguarda le notizie di cronaca legate ai bambini. Dall’India agli Stati Uniti alla Siria, ciò che è arrivato sui nostri telegiornali mi ha davvero lasciata interdetta e più che mai sconvolta. Non riesco mai a capacitarmi dall’ignoranza  e della crudeltà che gli uomini dimostrano, ogni fottuto giorno, nei confronti delle uniche creature che, come diceva Dante, sono rimaste sulla terra a testimoniare l’esistenza del Paradiso.

Jonathan Hobin è un fotografo canadese balzato recentemente alle cronache per aver diretto e realizzato un servizio fotografico a dir poco scioccante, dal titolo In the Playroom.
Gli scatti raccontano alcuni dei più brutali fatti di cronaca della nostra generazione, dall’omicidio della reginetta di bellezza (di appena 6 anni) JonBenet Ramsey al terribile incidente con la tigre del duo Siegfried e Roy, dalla tragedia dell 11 settembre, alla minaccia coreana della guerra nucleare, fino all’agghiacciante pratica di buttare l’acido sui volti  delle donne musulmane.
Protagonisti di queste foto, come attori che interpretano il ruolo di vittime e carnefici dei fatti avvenuti, sono bambini molto piccoli, quasi tutti sotto i dieci anni.

Nessuno dei fatti raccontati e soprattutto mostrati in queste foto è adatto alla sensibilità di un bambino, l’autore, che ha ricevuto e continua a ricevere critiche da più parti, ha voluto esprimere attraverso la sua arte il disagio di un periodo storico disseminato di violenza e terrore, e ha voluto farlo attraverso la cosa più dolce e innocente che ci sia sul nostro pianeta. Negli scatti, bellissimi e terrificanti allo stesso tempo, i piccoli stanno in realtà giocando, fanno tutti quei giochi che ogni bambino fa: lottano, si sparano, demoliscono le costruzioni, si rincorrono…e lo fanno nella loro cameretta, in cucina, nel giardino dietro casa, non fanno nulla di diverso dal normale.

Ma dietro questa apparente normalità si cela insidioso tutto il male del mondo di oggi.
Le costruzioni che cadono a terra sono in realtà le Twin Towers, il detersivo della mamma in lavanderia diventa il simbolo dell’egemonia dell’uomo musulmano sulla propria donna, la soldatessa con il lecca lecca sta rubando l’ultimo briciolo di dignità al suo nemico.
Odio, violenza, razzismo, ignoranza, intolleranza…nessuna di queste parole dovrebbe far parte del vocabolario di un bambino, eppure ognuna di esse compone un mondo malato (il nostro) con il quale, troppo spesso e spesso troppo presto, i bambini si trovano costretti a confrontarsi.

Il progetto, come potete immaginare, non è stato ben accolto, addirittura Hobin ha ricevuto diverse minacce di morte, è stato accusato di strumentalizzazione non solo dei bambini impegnati per le foto, ma anche del dolore che questi avvenimenti hanno causato.

L’intervista completa al fotografo Jonathan Hobin relativa al progetto  In the Playroom, la trovate qui.

Annunci

6 pensieri su “Il dolore raccontato con gli occhi dei bambini

  1. Mah!!!! Questo progetto mi lascia un po’ perplessa sinceramente…..
    come è scritto nell’articolo, certe parole non dovrebbero far parte del vocabolario di un bambino, almeno fino ai dieci anni,a mio modesto parere.
    Purtroppo nella società d’oggi, alcuni bimbi, vivono gia in tenera , certe situazioni, a dir poco terrificanti..( razzismo, violenza verbale, mentale in alcuni casi anche fisiche ecc..).
    quindi “riutilizzare” altri bimbi per descrivere certe circostanze mi spiazza al quanto…..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...