Social Media Fail: Parah paga care le tette della Minetti

Come si fa a trasformare un brand di successo, che vanta circa 12.500 mila fan su Facebook, che spopola dal ’98 sulle passerelle più prestigiose, che è onnipresente sulle riviste di moda più quotate, in un pessimo esempio di marketing?

La risposta è arrivata la scorsa settimana direttamente dalle passerelle della settimana della moda a Milano, e si chiama Nicole Minetti.
Ce l’ha spiegato in modo molto chiaro Parah, celebre azienda italiana produttrice di intimo e costumi da bagno, quando ha deciso che sua testimonial d’eccezione in passerella sarebbe stata la pluri indagata (per prostituzione minorile, mica per multe non pagate…per dire) consigliera regionale del PDL.

Direi che soffermarsi sulla pochezza di questa scelta di far sfilare un esempio lampante del degrado dell’Italia degli ultimi vent’anni, sarebbe quantomeno scontato.

In seguito alla pioggia di critiche e insulti ricevuti dal team di Parah dopo la sfilata, sulla pagina Facebook dell’azienda è apparso un triste e patetico tentativo di giustificare la scelta da parte dell’ufficio marketing, questo:

A seguito di questo messaggio il popolo del web si è scatenato.
Sono stati scritti oltre tremila commenti pregni di insulti di ogni genere, che hanno consegnato a Parah lo scettro di “Social Media Fail Of The Year”, sono nate su Facebook pagine e pagine volte al boicottaggio del marchio, questa è la mia preferita, nominata anche sull’Huffington Post.

In tutta questa vicenda di errori clamorosi Parah ne ha fatti parecchi, a partire, manco a dirlo, dalla scelta della modella.

Le attività di marketing a tutti i livelli, dalla comunicazione web e social alla stampa patinata, dal sito web aziendale alla pianificazione di eventi e sfilate, devono essere il riflesso di quello che l’azienda è e, soprattutto, vuole rappresentare.

Analizzando la scelta della testimonial, il gruppo Parah ha lanciato diversi messaggi, tutti negativi, ci ha infatti mostrato che:

1- la donna Parah deve essere fisicamente tutto tranne che naturale: deve avere tette rifatte taglia 4/5 dure come il marmo, labbroni da pornostar e zigomi da fare invidia alla Ferilli

2- la donna Parah è volgare e non ne ha alcuna vergogna, non è affatto elegante e prova piacere nel mettere in mostra la mercanzia

3- la donna Parah non deve essere trasparente e politically correct, e poco importa che sia indagata per un reato grave

Quello che però ha reso ulteriormente questa vicenda un pessimo esempio di marketing, sta nel tentativo di giustificazione da parte dell’azienda, attraverso il famigerato status di Facebook. Se lo si legge da un punto di vista commerciale quello che ne esce è il quadro di un’azienda disposta a tutto pur di farsi pubblicità.
Nel bene o nel male, purchè se ne parli.
Ecco, questo è stato secondo me il passo falso peggiore.

Il messaggio di Parah è tanto chiaro quanto sconcertante:
anni di investimenti pubblicitari studiati e pianificati per far sì che l’azienda rappresenti eleganza e serietà, non sono serviti a nulla.
“Ci siamo impegnati”, ci stanno dicendo, “ma il nostro impegno non è bastato, non abbiamo avuto abbastanza visibilità e quindi prendiamo una scorciatoia.”
Parlano di scelta coraggiosa, ma in realtà non ci dicono che ogni mezzo è buono se lo scopo è quello di incrementare il fatturato, e poco importa che questo offenda chi ci ha sempre seguito e dato credibilità.

La scelta di Parah è stata una bieca scorciatoia, e almeno in questo sono stati coerenti: anche la carriera della Minetti (soprattutto quella politica) è arrivata grazie a diverse scorciatoie.

Una cosa che ho notato e che mi ha fatto davvero piacere, è stato il fatto che la maggior parte dei commenti negativi sulla fan page di Parah, venisse da uomini.
Meditate gente: probabilmente due tette rifatte e super chiacchierate non bastano più a inebetire le masse di consumatori, spero che se lo ricordino nella prossima campagna stampa di Parah, attenti voi degli uffici marketing, il web ha mille occhi!

La stampa inglese sul caso Parah-Minetti
Courtesy image: Dvd Pretto
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6 pensieri su “Social Media Fail: Parah paga care le tette della Minetti

  1. Purtroppo nel mondo del marketing c’è gente convinta che per vendere bisogna e basta stupire. Invece serve una dinamica gestione del brand ed un prodotto che non solo deve piacere a chi lo acquista ma che fare “colpo” su chi lo subisce.

    Se devi vendere intimo femminile sicuramente hai bisogno di una bella ragazza ma perché non investire in una outsider che però con l’aiuto del prodotto/brand più diventare una star (vedi la Shayk x Intimissimi, Kasia Smutniak xr Tim, la Casta per Guess….)? Con mutuo beneficio.

    1. Si Andrea, è giusto quello che dici.
      Qui secondo me si tratta di una pessima gestione della comunicazione, su tutti i fronti dalla sfilata al patetico tentativo di giustificarsi.
      Sono convinta che la prossima volta ci penseranno di più…

    1. Grazie Lara.
      Riporto di seguito quanto comunicato dai vertici della Parah dopo il fattaccio:

      “Non lo faremo più, non prenderò più la Minetti per sfilare. Non riesco più a guardare la nostra pagina Facebook per gli insulti che hanno scritto: ‘vergogna’, ‘fate schifo’, ‘dovete fallire’. Hanno anche imbrattato di scritte il muro di casa mia. E’ la prima volta nella storia dell’azienda che andiamo a prendere un personaggio politico e chiaccherato, non mi pento ma basta”. Lo dice alla Zanzara, su Radio 24, Gregori Piazzalunga, presidente della Parah, l’azienda di abbigliamento che ha scelto il consigliere regionale Nicole Minetti come testimonial alle sfilate di moda.

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