Martha Payne: piccoli blogger crescono

Martha Payne è una bambina di nove anni che vive in Scozia e frequenta la scuola elementare.
Lunghi capelli biondi e occhioni blu, un sorriso sveglio su un bel visetto rotondo.
Una bambina come tante, ma con un obiettivo in testa che di certo non ti aspetteresti da un cucciolo di questa età: denunciare la scarsissima qualità dei pasti serviti nella mensa della sua scuola, nonché le loro quantità da “razione K”.

Il risultato dell’impegno di Martha è stato quello di lanciare un blog di denuncia (http://neverseconds.blogspot.com.es/) per condividere un problema che nel Regno Unito è molto diffuso, ovvero la pessima alimentazione dei bambini, soprattutto all’interno delle mense scolastiche.

Il primo a mettere in risalto questo trend preoccupante era stato il famoso chef londinese Jamie Oliver, con un programma girato nelle mense delle scuole, che aveva lo scopo di educare i bambini ad un’alimentazione sana e che denunciava l’inadeguatezza dei pasti serviti.
La piccola Martha è stata paragonata proprio a lui, ricevendo non pochi complimenti dal cuoco inglese.

Così, armata di fotocamera, la piccola e intraprendente Martha ha iniziato la sua attività di blogger in erba, anche per spiegare al suo papà come mai venisse sempre a casa da scuola molto affamata.
Come primo articolo del blog ha infatti postato un’immagine decisamente esaustiva: una fetta di pizza, una crocchetta di patate, pochi grani di mais e un microscopico muffin…da qui è nata l’idea di mettere online ogni singolo piatto, immortalando ogni giorno i pasti distribuiti all’ora di pranzo ai bambini.

La portata del blog di Martha è diventata subito virale, arrivando anche a 40mila visualizzazioni al giorno, e questo ha fatto sì che la scuola invertisse la rotta e provvedesse a fornire ai bambini pasti sani e adeguati.

Ora io vorrei far leggere a tutti quei genitori che credono che Internet e il 2.0 siano il male (e ce ne sono tanti) , il blog di Martha;  vorrei che riflettessero su come una bambina di soli nove anni abbia avuto la possibilità di denunciare una situazione grave e diffusa, e con quale facilità sia riuscita a sensibilizzare il mondo su un problema di cui forse si parla ancora troppo poco.

Sicuramente Martha ha avuto-ed ha-il supporto dei genitori per la “crociata” che ha deciso di portare avanti, ma l’idea è stata tutta sua, e l’ha realizzata senza pensarci troppo e con uno sforzo minimo.
Martha ha dimostrato che non sempre è necessario essere programmatori o esperti di web per utilizzare gli strumenti offerti dalla rete in modo costruttivo, e una bambina è diventata protagonista di una piccola rivoluzione.
Storie come questa dovrebbero insegnarci che il web 2.0 non è solo Facebook e Twitter, ma anche un valido strumento alla portata di tutti, anche dei bambini delle elementari.

Leggi l’intervista a Martha Payne.

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