Quando Twitter fa male all’informazione

Sabato notte alle 4.10, un secondo dopo essere stata svegliata dal terremoto e dopo aver verificato che i miei figli stessero bene, mi sono collegata a Twitter per capire che cosa stesse succedendo, dove stesse succedendo e quale fosse la portata di eventuali danni.
Mi sono resa conto di quanto sia stata una cosa istintiva, perchè già sapevo che lì avrei trovato tutte le notizie che cercavo.
In meno di un’ora la mia Time Line di Twitter era già piena zeppa di post riguardanti l’epicentro del terremoto, la sua intensità, addirittura di alcune foto di edifici crollati o rovinati.
L’importanza che sta prendendo questo canale alternativo di informazione è, per certi versi, davvero incredibile: le notizie si diffondono a macchia d’olio, e possono essere smentite o confermate con la velocità con cui scriviamo un SMS.
Su Twitter possiamo essere tutti un po’ giornalisti (o meglio cronisti), soprattutto in casi come questo, in cui le notizie più attendibili arrivano proprio da chi utilizza il canale per diffondere lo stato delle cose in quel momento, in quel luogo. Non si aspetta la troupe del tg, ma si racconta in prima persona ciò che sta accadendo, in real time e senza intermediari.
Vista così sembrerebbe una cosa fantastica, un giornalismo non servile, non controllato da garanti e totalmente slegato dalle logiche della politica e delle regole televisive.
Purtroppo però va considerato anche il rovescio della medaglia, ovvero il fatto che la libertà di espressione che ti concede un canale che non ha regole precise o limiti “politici”, è quello di diffondere anche notizie non vere o quantomeno imprecise, prima che queste vengano effettivamente verificate.
Ed è esattamente quello che è successo oggi.
Solo che a diffondere una notizia distorta non è stato un tuittero qualsiasi, ma un famoso giornalista di fama nazionale: Sandro Ruotolo.
Sul suo profilo Twitter infatti, il giornalista partenopeo ha dichiarato in diversi post il nome, cognome e perfino pubblicato una foto dell’abitazione di quello che lo stesso Ruotolo ha definito “il sospettato della strage di Brindisi”.
Peccato però che nello stesso momento, o quasi, la portavoce del questore brindisino, Anna Palmisano, stesse dichiarando alle telecamere: «Non c’è nessuna svolta, nè ci sarà nelle prossime ore», riferendosi al rilascio dell’uomo che non aveva, secondo gli inquirenti, nulla a che fare con quello del famoso video incriminante.
Da qui si è scatenata sul web una bufera nei confronti di Ruotolo, accusato (giustamente secondo me) di sciacallaggio giornalistico, di sregolata corsa allo scoop, di non aver tenuto  minimamente in considerazione la portata che avrebbe avuto la sua “non” notizia sulla vita di quello che lui ha indicato come “il mostro”.

I post accusatori di Ruotolo sul presunto attentore

Twitter (e il web in generale) possono essere strumenti meravigliosi di condivisione e informazione globale, per l’ampiezza della loro diffusione e per la viralità con cui si diffondono le notizie.
Stiamo attenti però a non prendere per buono tutto quello che gira…non abbiamo bisogno di giornalisti che si improvvisano detective, il giornalismo vero è fatto di ricerca e analisi accurata dei fatti.
Non è l’ennesimo capro espiatorio quello che ci serve, ma una risposta concreta e veritiera per la barbarie che è stata perpetrata a Brindisi, perchè il ricordo di Melissa merita il rispetto di tutti, anche dei giornalisti più quotati.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...